MANIFESTO

Manifesto della Federazione Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti in FB

La moderna società è divenuta incapace di gestire i processi legati all’edilizia e più sapientemente all’architettura; un balordo miscuglio di pseudo professionalità dequalificano il paesaggio urbano, un vuoto normativo mai colmato, contribuisce e rende vano qualsiasi intervento volto a migliorare lo stato attuale. Le architetture del passato sono rimaste le uniche ad impreziosire le città, In Italia si accetta qualunque immonda struttura, mostri di cemento armato ed acciaio invadono ciò che rimane delle nostre piazze, delle nostre strade, della nostra cultura architettonica e storica.

Quartieri fantasma sorgono dall’oggi al domani, gli uni uguali agli altri, accomunati dallo squallore delle loro forme, dalla tecnologia obsoleta, e generano paesaggi da terzo mondo.

Il moltiplicarsi infinito di figure legate ai processi edili, rende il progetto un’operazione sterile, vuota, vacua e standardizzata, che esclude totalmente l’architettura intesa nel senso classico e tradizionale; il complesso processo di progettazione si riduce a mera burocrazia, un susseguirsi di carte, che portano al solo disbrigo della pratica burocratica senza alcuna attenzione progettuale; il tutto si affronta con il medesimo spirito con cui si compilano i moduli del permesso a costruire. Si ignora che l’involucro di un edificio è in grado di qualificare o dequalificare l’ambiente in cui sorge e l’impatto visivo che genera non appartiene solo al proprietario o al progettista, appartiene alle milioni di persone che nei secoli avvenire dovranno per forza di cose accettarlo.

Le Università incuranti della domanda e dell’offerta di professionismo del nostro Paese e affollate di futuri disoccupati, sfornano pseudo professionisti, semplificano, tagliano, l’imperativo dominante è il famoso e ormai inutile pezzo di carta, che non può e non deve essere negato a nessuno. Un diffuso senso di egualitarismo sfrenato, irrazionale, anti meritocratico e dunque anti democratico tende a fa in modo che si appiattiscano i ruoli, le competenze, le professionalità; le lauree, le abilitazioni, le specializzazioni i masters hanno lo stesso significato del diploma e basta.

L’arrampicata sociale è determinata dal solo vil danaro, ne è totalmente escluso il gradino culturale.

Taluni costruttori che essendo anche ingegneri o architetti firmano personalmente ciò che poi costruiscono come impresa, generando un conflitto d’interessi spaventoso causato anche dalla totale mancanza di contraddittorio tra professionista ed appaltatore, operazione che svaluta ancor di più la qualità dell’edificato, senza contare che ciò determina un gravissimo deprezzamento dei compensi di architetti e di ingegneri in quanto le imprese caricando anche gli oneri di progettazione sui materiali e la manodopera, fingono di chiedere parcelle irrisorie; talvolta per la progettazione non chiedono nulla, poi la ricaricano diverse volte sui materiali e sulla intera opera finita; una concorrenza sleale un giochino sporco che capiscono purtroppo solo gli addetti ai lavori e mai la committenza, che subisce inevitabilmente, credendo per giunta di aver fatto un affare. In tale giungla i committenti stentano ad orientarsi ed inesorabilmente sbagliano, affidandosi di solente alle persone sbagliate.

Chiunque è libero professionista, con qualunque cultura, con qualunque lavoro, anche in aggiunta a quello statale. Insegnanti, dipendenti, funzionari e dirigenti Comunali, delle Provincie, delle Regioni delle Soprintendenze, del Genio Civile, del Catasto, e altri a sommarsi, svolgono il doppio lavoro, chissà in quale luogo, chissà in quale tempo, chissà con quale professionalità e chissà con quali e quanti aggiornamenti e con quanta cognizione di causa. In molti casi il lavoro diventa addirittura triplo, quello pubblico, la professione privata e le consulenze esterne ai vari enti….

Un oceano in piena continua che aumenta di anno in anno, una mescolanza di persone ormai accomunate da nulla che sia nemmeno similare; tutti diconsi liberi professionisti. Per un docente universitario, già avente diritto a stipendio, pensione, tredicesima, quattordicesima, ferie pagate, malattie, extra, la libera professione, svolta chissà dove e quando, rappresenta il cosiddetto «grasso che cola», per cui le richieste di parcelle sono molto al di sotto dei limiti del decoro, inattuabili da chi deve vivere solo con partita iva; una concorrenza che ancor più che sleale definirei illegale, dequalificante, indegna.

Le nostre città ormai pullulano di professionisti senza lavoro e senza meta, gli architetti, gli ingegneri e gli imboscati, sono 20 volte più numerosi degli idraulici, o dei meccanici…eppure quanti palazzi possono ancora costruirsi nella nostra piccola e limitata Italia…invece ci sono milioni di gabinetti da riparare e milioni di macchine in circolazione…ma il Legislatore e le Università, non calibrano bene il rapporto tra domanda ed offerta, per cui queste ultime addirittura accelerano, sfornano, semplificano, gli Ordini non controllano chi è legittimato a fare e cosa, accorpano categorie per cultura differenti fra loro; e il Legislatore in questo situazione di estrema barbaria, confusione e concorrenza sleale, addirittura elimina le parcelle, promuove ancora nuove figure complementari ibride e concorrenti, lascia vuoti normativi fondamentali, che si aggiungono a quelli ormai storici, introduce gli assurdi studi di settore annientando con un colpo di spugna le professioni dell’architetto e dell’ingegnere che ben presto di questo passo diverranno prive di ogni dignità, fondamento culturale, logico e civile.

In questo clima di desolato, selvaggio caos, il professionista ha perso qualunque forma di autorevolezza decisionale è divenuto incapace di opporre le ragioni della cultura, e di determinare paesaggi e città in cui l’essere umano pensante e razionale possa vivere, lavorare e sognare in luoghi a misura d’uomo del ventunesimo secolo.

L’unica logica che muove il professionista è quella della pagnotta che ci garantisce ancora la sopravvivenza, per cui è facile scendere a compromessi con l’impresa, qualora ci si rifiutasse sarebbero pronti per ogni città centinaia di “professionisti” ad accettare qualunque cosa pur di avere un incarico e sopravvivere un altro anno, in attesa, chissà, che qualcuno cambi le regole del gioco. Il risultato di tutto ciò è che le leve del potere economico di uno sparuto gruppo di redditieri del mattone finiscono per influenzare la dignità del nostro futuro, finiscono per condizionare le volontà e le scelte di quelli che un tempo venivano definiti professionisti.

La conseguenza è la realizzazione di ambienti costruiti esasperatamente banali e miseramente dequalificanti, un edilizia da terzo mondo e l’architettura rimane il sogno del passato.

Nessuno dei nostri legislatori si è mai preoccupato di leggere di studi che accertano la stretta corrispondenza dell’imbruttimento della città all’imbruttimento della psiche umana e alla degenerazione delle stesse azioni dell’uomo.

L’imbruttimento delle nostre città si ripercuote sulla psiche di ognuno di noi,  la visione quotidiana di orribili case, di squallidi palazzi, crea angoscia, ansia, imbruttisce anche i nostri pensieri e le nostre azioni. Le città, i quartieri, le piazze rappresentano i nostri spazi vitali dove giornalmente trascorriamo ore piacevoli di socialità. Anche il “modus costruendi” risulta essere non soltanto antiquato, ma capace di accentuare quei difetti congeniti insiti in ogni costruito. Le abitazioni, gli uffici, le scuole vengono mal progettate sotto il profilo salutistico, senza tenere minimamente in considerazione il benessere di chi dovrà fruire tali strutture.

Sic stantibus rebus ecco la ragione della dequalificante edilizia che con bieca prepotenza sostituisce l’architettura rendendo ormai palesemente brutte ed invivibili le città italiane : i professionisti non hanno più autorevolezza, sono assolutamente soggiogati dal potere delle lobby dei costruttori, dei politici, degli amministratori pubblici, il numero sempre crescente di pseudo architetti o pseudo ingegneri o chi ne fa le veci sfruttando vuoti normativi, fanno si che l’offerta ecceda in maniera preponderante la domanda, per cui nel nostro caso oltre a dover abbassare in maniera sproporzionata e non dignitosa i prezzi, si è anche costretti a cedere sulla qualità, ai danni dei cittadini e della collettività e a favore del portafoglio dei costruttori che s’ingrandisce in maniera esponenziale.

Le stesse male leggi oggi minano il lavoro mentale, intellettuale, risultato di anni di studi, di sacrifici, di aggiornamenti, che comportano anche costi; tentano di paragonarlo, giuridicamente e fiscalmente, ad attività di impresa; lo si vuole intrappolare in assurdi studi di settore che pretendono di conoscere vita morte e miracoli di ognuno di noi applicando una generalizzazione dissennata che appare ancor più sciocca in considerazione della eliminazione dei minimi tariffari.

L’immobilismo degli Ordini è incapace di contrastare i luoghi comuni ormai diffusi, il virus dell’indifferenza pare essersi diffuso in maniera preoccupante, gli stessi professionisti ormai paiono rassegnati alla indeterminatezza della loro professione.

Oggi è tempo di CAMBIARE, lo facciamo soprattutto per il Paese, lo facciamo per la gente, lo facciamo per la nostra instancabile voglia di GIUSTIZIA.


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2 responses

18 07 2009
vincenzo pecce

concordo pienamente su quanto appena letto. per evitare tutto questo, ho scelto di restringere il mio campo di azione, con risultati discreti. ho deciso di occuparmi di cose che nessuno più vuole fare, ovvero i calcoli strutturali. li chiamo calcoli strutturali perchè non mi sento di parlare di progettazione strutturale. la richiesta assurda che ogni giorno mi sento fare è quella “verificami un pò questa struttura con la nuova normativa, mi serve per domani”, non sapendo nemmeno cosa significhi quello che si chiede. cmq, con grandi sforzi, attraverso lo studio (continuo), cerco “con dignità” di fare bene il mio lavoro. e tutto questo senza pensare al compenso (il quanto) che verrà corrisposto. spero hce questo raggruppamento non si fermi al semplice sfogo di tecnici maltrattati e a volte denigrati, ma sia l’arma per rivendicare i nostri diritti, la nostra professionalità che non matura nei soli anni di università, ma attraverso lo studio associato all’esperienza di anni di lavoro.

1 02 2010
Giuseppe Dimonte

Concordo al 100% con quanto è stato scritto e non solo….dal Luglio del 2009 partecipo al SN sperimentale Inarcommunity, promosso e finanziato da Inarcassa, cercando di sensibilizzare gli iscritti alle tematiche sopraesposte.

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